Il meglio che possa capitare ad una brioche

Un altro giallo, a dire il vero, un po’ particolare. E questa volta, la recensione Ă© in italiano e inglese. 🙂

Il meglio che possa capitare a una brioche

“Il meglio che possa capitare a una brioche è di essere imburrata”.
Così inizia questo romanzo, il cui autore Pablo Tusset, ambienta nella cittĂ  di Barcellona. Pablo Miralles, il protagonista, è il secondogenito di una benestante famiglia catalana. Questo trentenne nullafacente, arrogante, che si divide tra uno spinello e un bicchiere di qualche super alcolico, appassionato del web, dovrĂ  improvvisarsi detective per indagare sull’improvvisa scomparsa del fratello maggiore Sebastián con la segretaria. Per ritrovarlo, dovrĂ  risolvere, anche grazie all’aiuto di un alcuni amici iscritti ad un sito di filosofia, il Metaphysical Club, un enigma celato in un racconto che lo porterĂ  ad entrare in contatto con un’organizzazione responsabile della sparizione di Sebastián, come scoprirĂ  alla fine.

Le vicende si svolgono alla vigilia della festa di S.Juan e ruotano intorno ad una misteriosa casa al cui esterno viene esposto un panno rosso… Nelle indagini sarĂ  coadiuvato da Fina, sua fiamma in passato; queste proseguiranno parallelamente con quelle di due investigatori professionisti, padre e figlio, anch’essi sulle tracce dello scomparso.

Non mi è piaciuto molto perchĂ©, nonostante fosse un giallo, uno dei miei generi preferiti, alle peripezie di Pablo, come investigatore, si affiancavano alcune “divagazioni veneree” secondo me inutili. Almeno per quel che riguarda la storia narrata. Le descrizioni dei personaggi, degli ambienti sono minuziose, scendono nel dettaglio tanto che sembra quasi di vederli dal vivo, anche se, possono essere fuorvianti rispetto all’argomento principale.

Sicuramente, siamo alle prese con un giallo particolare, anche dal punto di vista lessicale, nel quale si incontrano vocaboli tipici del gergo informatico, forse anche a causa della professione principale dell’autore, proprio in ambito informatico. Per fare un esempio: Pablo risolve l’enigma grazie alla collaborazione di un giovane hacker; per accedere al sito ha bisogno di una password, che gli sarĂ  recapitata tramite e-mail ; contatta i suoi aiutanti in una chat.

The best it can happen to a brioche

“The best it can happen to a brioche is to be buttered”.
This is the beginning of the novel, whose author Pablo Tusset, sets in Barcelona. The protagonist, Pablo Miralles is the second-born of a Catalan whealthy family. This arrogant, idle thirty-year-old sharing a joint and a glass of spirits is fond of the Internet. He has take the role of detective to investigate the sudden disappearance of his older brother Sebastián with his secretary. To find Sebastián, with the help of some friends like him members of the “Metaphysical Club”a philosophy web site, Pablo has to solve an enigma hidden in a tale. This tale will lead him to meet an organization responsible for his brother’s despair, as he will discover in the end.

The events take place during the eve of St. John’s day and they revolve around a mysterious house outside of which a red cloth was raised… A former “flame”, Fina will cooperate with Pablo on his investigations. A couple of detectives, father and son, is also following Sebastián footprints.

Thoug it is a detective novel, one of my favourite literary genre, I didn’t like it very much, because Pablo’s ups and downs as detective were side by side with some “venereal digressions”, useless in my opinion, at least for what concerns the story. The descriptions of characters and places are very detailed and it seems as if they are alive, but this can also be misleading from the main subject.

We are, certainly, dealing with a particular detective novel, from the lexical point of view also, in which we find typical words of the computer language, maybe thanks to the author’s primary job, also, right in the computer field. For example: Pablo works out the enigma thanks to the cooperation of a young hacker; to log in the site, he needs a password, he will receive through an e-mail ; he gets in touch with his friends in a chat.

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Ultima sentenza

Per variare, ecco la recensione – in duplice versione: italiano/francese – di un “legal thriller” acquistato e letto qualche anno fa.

ULTIMA SENTENZA

Un tribunale del Mississipi ha riconosciuto, dopo un lungo e travagliato iter giudiziario, un risarcimento di quarantuno milioni di dollari a Jeannette Baker, la quale, nel giro di pochi mesi – otto – ha visto morire di tumore il marito ed il figlio.
La responsabilitĂ  è stata attribuita alla “Krane Chemical”- produttrice di un pesticida, il“pillamar 5” – ritenuta colpevole di aver smaltito, per anni, rifiuti tossici nei terreni vicini al suo stabilimento di Bowmore, inquinando le falde acquifere della cittadina e provocando il cancro in molti membri della comunitĂ  locale.

La donna è stata assistita, durante la causa, da una coppia di avvocati, Wes e Mary Grace Payton, marito e moglie, lei originaria di Bowmore. I due si sono fortemente indebitati con la loro banca, la Second State Bank, che aveva loro concesso un prestito per la causa.
Il proprietario della Krane Chemical, Carl Trudeau, tenterĂ  di far rimuovere il giudice che dovrĂ  presiedere l’Appello, Sheila McCarthy e, con l’aiuto di una “lobby”, la “Troy-Hogan” di un certo Barry Rinehart, proverĂ  a far arrivare alla Corte Suprema dello stato del Mississipi, un giudice amico, in modo da far modificare la sentenza a suo favore. Tra un anno, si terranno le elezioni per un seggio alla Corte Suprema e, il candidato che sfiderĂ  il magistrato attualmente in carica, è identificato con Ron Fisk, avvocato. Inoltre, anche il giudice Harrison , che aveva emesso la prima sentenza, sarĂ  sfidato da un’avvocatessa di Hattiesburg, Joy Hoover, anche lei ingaggiata da Tony Zachary e dalla Judicial Vision – uno dei gruppi che appoggerĂ  Fisk.

A seguito del verdetto, si affaccerĂ  in Mississipi anche un grande studio legale di Philadelphia specializzato in “class action” per danni, il quale si assocerĂ  con uno piĂą piccolo del posto, quello di Clyde Hardin, alla ricerca di eventuali casi di patologie riconducibili alla Krane Chemical e intentare un’azione contro quest’ultima.
Si scatenerĂ , in tal modo, una caccia al malato, per la quale un ambulatorio sarĂ  allestito appositamente vicino lo studio legale.

A Ron Fisk, si era aggiunto anche un secondo avversario, per un breve periodo, Clete Coley. Questo sarĂ  una figura fugace ma, come Fisk e Joy Hoover, sarĂ  pagato dai soldi di Carl Trudeau, per la maggior parte.

La campagna elettorale, soprattutto quella di Fisk, sarĂ  senza esclusione di colpi, in un crescendo che si spingerĂ  fino alla manipolazione di fatti reali…

La giudice McCarthy, nonostante gli sforzi sovrumani dei suoi collaboratori, sarĂ  sconfitta e tornerĂ  ad esercitare la professione forense.

Il neo giudice Fisk, svolgerà il suo lavoro alla Corte Suprema, fino ad un grave incidente nel quale resterà coinvolto il figlio Josh, durante una partita di baseball. In questo caso, si troverebbe ad essere parte lesa in una eventuale causa per danni. Quasi come uno scherzo del destino, in concomitanza con questo, dovrà decidere come votare per la sentenza del caso “Baker vs Krane Chemical” ma, a differenza di quanto ipotizzato da molti, non si farà influenzare dai suoi problemi familiari, annullando la sentenza di primo grado che aveva ritenuto colpevole la Krane.

Un “legal thriller”, il primo per me… Avvincente ma, allo stesso tempo, duro nel rappresentare la realtĂ  e quello che entra in ballo in certi casi: il denaro significa potere e, insieme , impunitĂ , anche a costo della vita umana…

DERNIER RECOURS

Un tribunal du Mississipi a reconnu, après une longue et difficile poursuite judiciaire, une compensation de quarante et un millions de dollars, Ă  Jeannette Baker qui a perdu son mari e son fils, en l’espace de huit mois, pour une tumeur.

La “Krane Chemical”, produisant un pesticide, le “Pillamar 5” a Ă©tĂ© jugĂ©e responsable et coupable d’avoir Ă©liminĂ©, pour plousieurs annĂ©es, des dĂ©chets toxiques dans les terres près de son usine de Bowmore, contaminant, ainsi, la couche d’eau de la ville et favorisant donc, le cancer chez beaucoup des citoyens.

Pendant la cause, elle a été assistée par deux avocats, Wes et Mary Grace Payton. Ils sont mariés et Mary Grace est issue de Bowmore.

Les deux avocats se sont indettés lourdement avec leur banque, la Second State Bank, qui leur avait accordé créance pour la cause.

Carl Troudeau, le proprietaire de la “Krane Chemical”, Ă©prouvera de faire rĂ©voquer le juge qui prĂ©sidera l’Appel, Sheila McCarty et, Ă  travers l’aide de “Troy-Hogan”, un “lobby” de Barry Rinehart, essayera de faire Ă©lire Ă  la Cour Suprme du Mississipi, un juge “ami” afin de modifier l’arrt. Dans un an, il y aura les Ă©lections pour un siĂ©ge dans la Cour Suprme et, le candidat s’opposant au magistrat en exercice, est identifiĂ© avec l’avocat Ron Fisk. Le juge Harrison, aussi, qui avait rendu le premier verdict, sera affrontĂ© par Joy Hoover, une avocate de Hattiesburg, elle mme recrutĂ©e par Tony Zachary et la Judicial Vision, un des groupes soutenant Ron Fisk.

Après le verdict, au Mississipi arrivera un grand Ă©tude d’avocats de Philadelphia, spĂ©cialisĂ© en “actions collectives” pour dommages et s’associera Ă  un Ă©tude plus petit de Bowmore, celui de Clyde Hardin. Ils rechercheront des pathologies qu’on pourrait ramener Ă  la “Krane Chemical” et intenteront une action contre la firme.
Eclatera, ainsi, une veritable “chasse” au malade, pour laquelle sera installĂ© un cabinet de consultation spĂ©cial Ă  ctĂ© de l’Ă©tude.

A Ron Fisk s’Ă©tait ajoutĂ© un deuxième adversaire, pour une brève pĂ©riode, Clete Coley. Il sera un personnage passager mais, tout comme Fisk et Joy Hoover, sera payĂ© avec l’argent de Carl Troudeau, la plupart.

La campagne Ă©lectorale, surtout celle de Ron Fisk, sera très dure, avec une montĂ©e qui arrivera jusqu’Ă  la manipulation de faits rĂ©els…

Sheila McCarty, malgré les efforts de ses collaborateurs, sera battue et reviendra à exercer la profession juridique.

Fisk, dans son rle de juge Ă©lu rĂ©cemment, poursuivra son travail dans la Cour Suprme, jousqu’au terrible accident Ă  son fils Josh, pendant un match de baseball. Comme un coup du sort, en concidence avec cet Ă©pisode, il devra decider comme s’exprimer sur le cas “Baker contre Krane Chemical” mais, contrairement Ă  ce que beaucoup de gens avait pensĂ©, il ne se fera pas influencer par ses problèmes familiaux et annullera le verdict de premier degrĂ©.

Un “legal thriller”, pour moi le primer… Captivant mais, en mme temps, dur dans la reprĂ©sentation de la rĂ©alitĂ© et ce qui se passe certaines fois: l’argent signifie pouvoir et, Ă  la fois, impunitĂ©, au risque de la vie humaine.

 

Donne che amano troppo

Eccomi con la recensione di un altro libro di Robin Norwood, dal titolo “Donne che amano troppo“.

Questo testo, mi era stato indicato, anni addietro, da una conoscente ma non mi era ancora capitato di acquistarlo. Qualche tempo fa, durante uno dei miei “giri di ricognizione” alla Feltrinelli, lo avevo adocchiato su uno degli scaffali e successivamente, l’ho acquistato. E’ entrato a far parte, quindi, della mia piccola libreria  casalinga – un termine un po’ esagerato, forse.

Ma veniamo a noi.

L’autrice, in questo caso, ha analizzato storie di donne innamorate di uomini che le hanno fatte soffrire, tentando inutilmente di “cambiarlo”. Ciascuna, a suo modo, ha avuto problemi durante l’infanzia – in particolare, alcune erano figlie di genitori alcolizzati, o almeno lo era uno dei due – e, crescendo, Ă© come se abbia cercato di replicare quella situazione, imbattendosi in persone che, per vari motivi – perchĂ© violente,  avevano conti aperti con la giustizia o semplicemente assenti, perchĂ© interessati solo a se stessi – sarebbero state dei partner da evitare. In alcuni casi, addirittura, quando il compagno correggeva i suoi difetti – quelli che, inizialmente, lo avevano reso desiderabile agli occhi della donna – il legame “affettivo” è venuto meno, perchĂ© viziato a monte.

Minimo comun denominatore dei vari casi studiati, era il senso di noia ispirato da uomini piĂą equilibrati, coi quali le varie protagoniste delle storie avrebbero potuto intrecciare relazioni piĂą sane.

Alla fine del libro, l’autrice suggerisce come creare gruppi di autoaiuto, per donne che avendo superato difficoltĂ  simili, vogliano mettere a disposizione di altre la loro esperienza.

 

Quando la Natura ci ricorda che siamo suoi ospiti…

Terremoto in Nepal, con epicentro fra Kathmandu e Pokhara. Ci sono state molte vittime – anche a causa delle valanghe provocate, sull’Everest, dal sisma. Danni ingenti, anche agli edifici e tra questi, c’è stato il crollo di una torre, patrimonio dell’Unesco, uno dei principali monumenti di Kathmandu.

E’ da diverso tempo, che si stanno verificando, terremoti di diversa entitĂ , anche quì in Italia, senza che se ne sappia nulla. Come se, la Terra, voglia ricordarci che siamo solo suoi ospiti e non possiamo abusare della sua pazienza..

Questo, fino a quando si continuerĂ  a trivellare, alla ricerca di fonti energetiche fossili, quando si potrebbe, anzi si dovrebbe passare ad altro, anche per non andare incontro a tragedie peggiori…

 

 

Fedora…

Tempo fa, alla ricerca di questa opera di Umberto Giordano – rappresentata a Lecce nel ’98, con Katia Ricciarelli e JosĂ© Cura, nei ruoli principali – sono riuscita a trovare un DVD, con la registrazione della stessa ma con interpreti diversi. Poco male, mi son detta, almeno l’ avrei ascoltata per intero. Nel cofanetto, però, mancava un libretto. Mi son messa alla ricerca ma, dopo aver chiesto in giro, nulla..

Quasi rassegnata, stavo per gettare la spugna, quando, un giorno, mi Ă© venuto in mente di recarmi presso un negozio di pianoforti, dove si tengono concerti o serate a tema musicale o culturale, ed informarmi su dove avrei potuto reperire un articolo così desueto – il termine esatto. Una delle titolari, molto gentilmente, mi ha indicato un negozio, vicino il Conservatorio dove sarei riuscita a trovare ciò che stavo cercando… E così Ă© stato, in effetti. Ho aspettato un mese, piĂą o meno, ma sono riuscita ad averlo.

Questo luogo, una piccola oasi nel deserto, mi era totalmente sconosciuto. E credo che, sia uno dei pochi, in tutta Italia, dove si possono trovare ancora certe cose. Avevo anche fatto una ricerca sul web, ma non intendevo scaricare e stampare ben 58 pagine… E’ stato triste constatare che, col tempo, sia per l’avvento del web, che per la mancanza di interesse per certi generi musicali, stanno chiudendo attivitĂ  che facevano parte del cuore commerciale di questa cittĂ … E di quĂ , mi verrebbe di fare qualche riflessione anche sul livello intellettuale dei miei contemporanei – che temo, stia calando paurosamente.. Ma spero che ci possa essere una rinascita, anche da questo punto di vista.

 

Due coccinelle e una strana “medium”…

Riemergo dall’ombra, per commentare – tra me e me – alcuni strani avvenimenti che sono capitati, di recente. Partiamo dall’inizio. Le due coccinelle.. Due ospiti alate che, separatamente, si sono affacciate dalle mie parti, come segno premonitore della primavera o come messaggere di lieti eventi. Una vicino una tenda e la sua simile, giorni dopo, attaccata ad un pile, ritirato dal balcone… Fin quì niente di strano, siamo quasi in primavera – anzi, oggi Ă© proprio il primo giorno della nuova stagione.

La cosa piĂą singolare, Ă© stato l’incontro con una “medium”… Mi ero affacciata dalle parti di alcuni amici, per un saluto veloce e, questa donna ha fatto capolino sull’uscio del negozio di questi ragazzi. Inizialmente, ho pensato ad una rom, che chiedeva l’elemosina e in effetti, ha domandato se qualcuno di noi avesse qualche spicciolo..Ha detto di essere calabrese e chiamarsi Angela. Alla nostra risposta negativa, ha proposto di leggere la mano a me e all’altra persona presente. Inutile dire che ci siamo rifiutati. Lei, sorridente, dopo averci osservati, ha stilato un ritratto sommario delle nostre persone. Non ricordo esattamente le parole, ma grosso modo ha detto che devo stare serena, c’è un’anima buona che veglia su di me e che il 10 aprile sarĂ  un giorno fortunato. Anche per l’altra persona, si è espressa in termini positivi. Poi, Ă© andata via tranquilla..
Non credo a sensitivi, medium o cose simili, ma da un po’ di tempo a questa parte, certi strani “fenomeni” mi fanno pensare… Anche la provenienza di costei – denunciata dall’accento, a me familiare – mi ha lasciato di stucco…

Se mi capitasse di incontrarla, farei due chiacchiere…

 

Pioggia…

Strano tempo, questi giorni… Saremmo giĂ  in primavera, almeno dal punto di vista metereologico, ma pare di essere tornati indietro in autunno o, peggio, inverno. Anche oggi, che sono riuscita ad incontrarmi con tre care amiche ed ex colleghe di studi, pioveva quasi a dirotto. Siamo state “graziate” per arrivare al ristorante e al rientro, verso casa, ma questa mattina e durante il pranzo… Pareva si fossero scatenati gli elementi…

Questi giorni, sto leggendo un altro dei libri che ho acquistato un po’ di tempo fa: “Guarire con la mente”.. Altro volume interessante, ma piĂą tecnico rispetto a quello di Robin Norwood… SarĂ  “recensito” appena lo termino, ma credo segnerò qualche frase, come motto…